L’ex oratorio di San Michele Arcangelo, Vigasio

Non lontano dal centro urabano sulla strada che porta ad Isolalta, si trova, una cappella di estrema semplicità archittetonica dedicata al culto di San Michele Arcangelo. L’esistenza di questo oratorio è documentata già in un privilegio imperiale del 1166. Una volta cessata la signoria di San Zeno (verso la metà del 1500) la chiesetta diventa proprietà privata della famiglia Sega, e viene resa oggetto di particolari attenzioni nel 1575 col testamento di Bartolomeo Sega che impone agli eredi di garantirne la manutenzione ,come egli aveva fatto, e di farvi celebrare una messa settimanale. Certamente Bartolomeo Sega  aveva provveduto a restaurare la chiesa  visto che da quanto riportato dal vescovo Giberti durante la visita pastorale del 1526, la chiesa non possedeva finestre .Dalle informazioni riportate da Sebastiano Pisani I nella metà del seicento, sappiamo che era presente un’unico altare, con pala del santo titolare, San Michele Arcangelo, e che vi aveva sede la confraternita dell’abito di San Francesco. Dopo la morte di Giacomo Sega, figlio di Bartolomeo, l’oratorio passa alla famiglia Portalupi.

Oggi la chiesa è di proprietà della famiglia Marconcini; fino al 2015, anno nel quale sono stati effetuati interventi di recupero dai volontari del circolo Legambiente Il Tiglio, l’edificio riversava in uno stato di completo abbandono: senza tetto già da qualche decennio e con una fitta vegetazione che vi cresceva all’interno e che stava compromettendo maggiormente la stabiltà dei muri.

Degli arredi dell’oratorio non rimane nulla.Riusciamo a ricostruire e ad immaginare la richezza degli interni grazie al contributo lasciato dalle visite pastorali.

Negli anni 80 del novecento circolava nel paese di Vigasio un giornale dattiloscritto dalla Pro Loco, e nel numero 1 dell’anno II ( 1987 ) si legge una scheda dedicata proprio all’oratori di San Michele

Le pareti, senza alcun aggetto architettonico, erano lisce e dipinte di color giallo ocra,con due fasce,una superiore e una inferiore, color terra di Siena. Sulla parete di sinistra stava una porta, che in seguito fu murata, con arco scemo (arco a sesto ribassato) avente una larghezza di 1 metro. Il pavimento in mattonelle di cotto era interroto nell’area presbiteriale da un gradino, in marmo rosso di S. Ambrogio, per tutta la larghezza dell’aula 7.85 metri. Al centro del presbiterio, posto all’inizio dell’abside dipinta di celeste, stava l’altare in marmo, la cui mensa misurava 2.30×0.90 metri, sormontato da una grande statua in marmo bianco raffigurante  S. Michele Arcangelo, modellata in maniera splendida da autore sconosciuto, con in mano una bilancia a piatti. I banchi come del resto anche il confessionale, reacavano tutti,intarsiato,  lo stemma dei conti Portalupi. Al centro della navata si trovava una lapide di grandi dimensioni con un’iscrizione in latino. Dall’iscrizone riportata, si poteva rilevare che la costruzione di tale cappella fu portata a compimento nel 1816 per volontà di Felice e Gaspare Portalupi.

Le fasi di intervento

 

PRIMA

Nell’ultimo mese del 2015, il circolo Legambiente Il Tiglio, ha inziato la pulizia e la restaurazione di questo oratorio. Il lavoro è stato suddiviso in tre fasi:

 Nel dicembre 2015 sono state eseguite a titolo volontario ben 5 giornate di pulizia dell’edificio, rimuovendo tonnellate di edera e di detriti presenti all’interno; questo grazie al supporto di una decina di migranti africani, di alcuni volontari e anche dei proprietari; per un totale di circa 500 ore lavorative complessive ottenendo come risultato la pulizia dai detriti, dall’edera e dai rifiuti presenti.

All’inizio del Marzo 2016 vi è stata la piantumazione  di circa 40 piante donate da Legambiente, tra aceri campestri, tassi e un cipresso a comporre  una siepe perimetrale.

Nell’aprile 2016 è stata completata la messa in sicurezza delle fondamenta; il lavoro è stato svolto da un nostro collaboratore esperto edile, che ha completato con il circolo Legambiente una attività di LPU-Lavoro di Pubblica Utilità.

Riprese dall’alto della chiesetta di San Michele prima e dopo la ristrutturazione

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